Pittura Mista

Il nero che più nero non si può

Nella comunità degli artisti i diritti d’autore delle opere sono una cosa seria, e sono generalmente rispettati e considerati cosa buona e giusta. Ma quando si è trattato di un’esclusiva assoluta sull’utilizzo di un colore, la questione è apparsa subito ben diversa.

Il colore in questione è il Vantablack, il nero più profondo mai creato, che ha incuriosito tantissimi artisti che avrebbero voluto sperimentare con questo nuovo colore.

Peccato che Anish Kapoor ne ha comprato l’esclusiva qualche anno fa, precludendone l’utilizzo ai suoi colleghi artisti.

 

 

 

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Le polemiche ovviamente sono state molto accese.

Kapoor è stato aspramente accusato di avarizia capitalistica, e poco importa se è un artista pluripremiato o riconosciuto a livello mondiale, accaparrarsi il Vantablack tutto per se è stato considerato un crimine nei confronti dell’arte.

In cosa consiste precisamente il tanto agognato Vantablack, l’oggetto della discordia?

Non stiamo parlando di un colore che esce spremendo un tubetto. Il Vantablack è un materiale sintetico che è stato sviluppato in laboratorio, infatti inizialmente non era stato progettato per un utilizzo artistico.

Si tratta di un nero in grado di riflettere meno del 1% della luce. Applicato sugli oggetti, appiattisce qualsiasi superfice, privandola di riflessi con un’inquietante mancanza di dimensione.

 

La risposta del web

A qualcuno questa faccenda non è proprio andata giù, in particolare un’artista di nome Stuart Semple , ha intrapreso una crociata sulla libertà di utilizzo di questo colore. Infatti in risposta ad Anish, ha cominciato a produrre e a vendere sul proprio sito “The pinkest Pink”, con un simpatico disclaimer da accettare prima dell’acquisto, che precisa il libero utilizzo per chiunque, tranne Anish Kapoor.

By adding this product to your cart you confirm that you are not Anish Kapoor, you are in no way affiliated to Anish Kapoor, you are not purchasing this item on behalf of Anish Kapoor or an associate of Anish Kapoor.”.

Diciamo che Anish non si è fatto troppo intimidire dalla provocazione, alla quale ha risposto su Instagram con questo post:

 

 

 

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Up yours #pink

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Questa risposta forse non ha fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte di Anish che comunque si è sempre giustificato con dati scientifici affermando che il Vantablack non è un colore, ma un materiale.

Stuart Semple, devoto alla sua missione, non si è fermato al Pinkest Pink. L’anno scorso ha lanciato una campagna di raccolta fondi su Kickstarter per la produzione del Black 3.0, un nero più nero del Vantablack, raccogliendo 478 923 sterline per avviarne la produzione, precisando anche questa volta il libero acquisto per tutti, tranne Anish Kapoor.

Tutto è bene quel che finisce bene

A mettere definitivamente una pietra sopra la faccenda, è arrivato il MIT. Lo scorso Ottobre nell’ambito di altri progetti, il centro di ricerca ha annunciato la realizzazione di un nero ancora più nero in grado di assorbire il 99,995 % della luce, più di qualsiasi altro nero mai esistito.

A cogliere la palla al balzo, è stata l’artista Diemut Strebe in collaborazione con lo scienziato del MIT Brian Wardle, e il suo laboratorio.

L’opera The redemption of Vanity è stata finalmente esposta dopo 5 anni di lavoro. Si tratta di un diamante da 2 milioni di dollari che scompare nell’oscurità di questo nuovo nero assoluto, privandolo del suo valore materiale e del suo simbolo di valore economico.

Sia Diemut che Brian hanno dichiarato di non credere nel diritto di esclusiva di un materiale, di un’idea o di un’opera, e ne hanno deliberato il libero utilizzo, senza clausole.

Ma poi alla fine che ci fa Anish Kapoor con il Vantablack tutto suo?

È stato annunciato di recente che alla prossima Biennale d’Arte di Venezia verrà dedicato un ampio spazio alle opere di Anish Kapoor nelle Gallerie dell’Accademia, tra le quali alcune inedite in Vantablack, speriamo che dopotutto ne sia valsa pena.

 

Foto in copertina di MILO TEXTURES da Pexels